Ogni dizionario dei sogni (il tascabile del mercatino, il sito trovato alle tre di notte, questo stesso sito) ha degli antenati, e sono più vecchi di quasi qualunque altra cosa che gli esseri umani abbiano messo per iscritto. Prima che ci fossero storie o codici di leggi in gran numero, c'erano registrazioni di sogni e tentativi seri di dire cosa significassero. Quella che segue è la versione breve di questa lunga storia: cinque tradizioni, lettori di quattro continenti e una grande svolta, dal chiedersi cosa un sogno preannunci al chiedersi cosa significhi.

Le registrazioni più antiche: Mesopotamia ed Egitto

La traccia comincia nel Vicino Oriente antico. Gli scribi mesopotamici conservavano presagi onirici su tavolette d'argilla accanto a ogni altro genere di presagio che seguivano, e i sogni hanno un reale peso narrativo nella letteratura della regione: nell'Epopea di Gilgameš i sogni arrivano come messaggi e vengono interpretati con solennità prima che l'azione possa proseguire. Interpretare i sogni non era un passatempo marginale: era un'abilità riconosciuta, praticata da specialisti.

L'Egitto ci offre qualcosa di ancora più familiare nella forma: un vero manuale dei sogni. Un papiro ieratico dell'epoca ramesside, vecchio di oltre tremila anni, elenca i sogni uno per uno con un verdetto allegato: questo sogno, buono; quest'altro, cattivo. È riconoscibilmente l'antenato di ogni dizionario dei sogni successivo, fino al formato. I dettagli delle sue letture appartengono al suo mondo, ma l'impulso è del tutto nostro: una brutta notte, un'immagine strana e la domanda così umana: che cosa significava?

Artemidoro: il primo manuale giunto fino a noi

Il più antico libro dei sogni che possiamo ancora leggere dall'inizio alla fine fu scritto in greco nel II secolo da Artemidoro di Daldi. La sua Oneirocritica, «L'interpretazione dei sogni», titolo che Freud avrebbe volutamente riecheggiato diciassette secoli dopo, si compone di cinque libri ed è sorprendente nel metodo.

Artemidoro non si limitava a sentenziare. Raccoglieva. Passò anni a mettere insieme sogni ed esiti da chiunque volesse parlargli, alle feste e nei mercati, e trattò gli indovini di strada, tanto derisi, come colleghi da cui imparare. Poi fece qualcosa di davvero proto-psicologico: sostenne che lo stesso sogno significa cose diverse per sognatori diversi. Un giudice, un marinaio e un contadino che sognano lo stesso serpente andavano letti in tre modi diversi, secondo professione, salute, condizione e abitudini. Distinse anche i sogni ordinari, che si limitano a ripetere le preoccupazioni della giornata, da quelli più rari che riteneva degni di essere interpretati.

Leggeva ancora i sogni come presagi: era un uomo del suo tempo. Ma la sua ipotesi di lavoro, che un sogno si possa leggere soltanto attraverso la persona che l'ha fatto, è la frase più moderna di tutta la letteratura onirica antica. Quasi ogni libro popolare dei sogni occidentale venuto dopo ne è, consapevole o no, un discendente. Per l'Italia, la sua eco arriva fino al Cinquecento: l'Artemidoro tradotto da Pietro Lauro (1547) è una delle fonti che citiamo nelle pagine sui simboli.

La tradizione del tabir: Ibn Sirin e la classificazione dei sogni

Nel mondo islamico l'interpretazione dei sogni, il tabir, divenne una disciplina erudita seria, e il suo àncora è il nome di Ibn Sirin, studioso dell'VIII secolo di Bassora. Le grandi compilazioni che circolano sotto il suo nome furono messe insieme più tardi da molte mani, ed è per questo che gli autori prudenti scrivono «attribuito a»: ma la tradizione che portano è coerente, precisa e ben viva.

Il corpus del tabir classifica i sogni in tre tipi: sogni veri, sogni che nascono dal sé (il residuo degli appetiti e delle preoccupazioni della giornata) e sogni che turbano, che secondo il consiglio classico non vanno raccontati né approfonditi. Questo smistamento è già una forma di saggezza: non ogni sogno merita un'interpretazione, e alcuni meritano solo di essere deposti con dolcezza.

Le letture sono notoriamente sensibili al contesto, e a volte contraddicono senza mezzi termini l'Occidente. L'oro, segno di fortuna nella maggior parte dei libri europei, era spesso letto nel tabir classico come un peso per l'uomo (dolore o una multa), mentre per la donna valeva come ornamento e gioia. Dove le tradizioni non concordano, il disaccordo è contenuto, non un imbarazzo: mostra che si leggono culture, non leggi di natura. E questa tradizione, unica in questo elenco, non è mai diventata un pezzo da museo: i lettori turchi cercano ancora rüya tabirleri a migliaia ogni notte, nel vocabolario della tradizione stessa.

I libri popolari dei sogni in Europa

Mentre gli studiosi custodivano le loro tradizioni, i lettori comuni d'Europa ricevevano le proprie dalla stampa a poco prezzo. Fin dai primi tempi della stampa, libretti economici e fogli da fiera portavano in ogni borgo discendenti semplificati e rimescolati delle antiche letture. In Polonia il genere è diventato così amato da avere una parola di casa tutta sua, il sennik, con in testa il celebre «sennik egipski», il «libro dei sogni egizio», il cui preteso pedigree faraonico era pura messinscena e parte del fascino.

I libri popolari hanno uno stile tutto loro: laconico, oracolare, una riga per simbolo, come «serpente: guardati da un falso amico». E svilupparono una meravigliosa abitudine interpretativa, la lettura per contrari: sogna un funerale e i libri promettono lunga vita; sogna un matrimonio e consigliano cautela. È ermeneutica popolare: è l'inversione stessa a portare il senso, un piccolo talismano contro il prendere la notte troppo alla lettera. Le loro voci sui grandi sogni condivisi, come i denti che cadono, conservano secoli di osservazione acuta su ciò che le persone temono per la propria casa, vestita da cartomanzia.

In Italia questo filone ha il suo erede più celebre: la smorfia napoletana, che associa a ogni immagine del sogno un numero. Dai tempi della Nuova Smorfia di Rumeo (Napoli, 1866) è patrimonio popolare e linguistico, e lo riportiamo come tale, non come invito a giocare.

Nel frattempo in Cina: Zhou Gong

L'Europa non ha il monopolio del genere. La tradizione cinese attribuisce il suo libro dei sogni più famoso a Zhou Gong, il Duca di Zhou, statista dell'alta antichità venerato da Confucio. Il dizionario dei sogni che porta il suo nome è una compilazione popolare assemblata molto più tardi, ma l'attribuzione si è fissata con tanta forza che il suo nome è diventato un sinonimo del dormire stesso: «andare a vedere Zhou Gong» vuol dire, affettuosamente, andare a dormire. Stesso impulso, stessa forma (un elenco di immagini e dei loro significati) raggiunta in modo indipendente, dall'altra parte del mondo.

Freud, Jung e la svolta verso l'interno

Poi arriva il cardine di tutta la storia. Nel 1899 Sigmund Freud pubblicò Die Traumdeutung, «L'interpretazione dei sogni», prendendo apposta in prestito il titolo di Artemidoro, e rovesciò l'antica domanda. Il sogno, sostenne Freud, non è un messaggio per te sul futuro: è un messaggio da te sul presente: i tuoi desideri, i tuoi conflitti, le cose che da sveglio non ti dici. Carl Jung, suo collega di un tempo, ruppe con lui su molto ma mantenne la svolta verso l'interno: per Jung i sogni parlano nel patrimonio comune di immagini dell'umanità e fanno da contrappeso, mostrando al sognatore ciò che la vita da sveglio lascia fuori.

Si può discutere con il sistema dell'uno o dell'altro (gli psicologi lo fanno da un secolo), ma il riorientamento ha tenuto. Dopo Freud, un sogno è una prova sul sognatore. La profezia è uscita in silenzio dalla stanza, e il significato è rimasto.

Cosa resta

Ogni tradizione di questa storia è ancora con noi. L'intuizione di Artemidoro, leggere il sognatore e non solo il sogno, è la quieta base di ogni interpretazione riflessiva. Il corpus del tabir è patrimonio religioso vivo. Il sennik e i libretti popolari sopravvivono in ogni dizionario dei sogni online non attribuito, per lo più miscele di tutto quanto sopra con le etichette strappate. E la svolta freudiana è il motivo per cui una lettura moderna e ponderata chiede cosa un sogno riveli, non cosa predica: un tema che affrontiamo per intero nella nostra risposta onesta su sogni e futuro.

Il metodo di questo sito è semplicemente rimettere le etichette. Perché poi sogniamo, al di là dei significati, è un'altra storia: la trovi in perché sogniamo. Ogni pagina sui simboli legge un sogno in tre modi: cosa dicono le tradizioni, sempre attribuite e libere di non concordare; cosa notano gli psicologi; e una domanda con cui restare. Se vuoi vedere come le culture si leggono a vicenda, c'è anche lo strumento i sogni nelle culture. Dreamlock, l'app dietro questo sito, ora sull'App Store, funziona allo stesso modo con i tuoi sogni: il patrimonio citato come patrimonio, la riflessione offerta come riflessione, e la profezia lasciata dove la tengono i libri di storia.